Il Vetiver è una pianta erbacea,perenne, sterile, assolutamente non infestante, ha radici sottili, fascicolate che raggiungono la profondità di oltre 5 metri, di rapidissima crescita, omogenee ed estremamente resistenti (1/5 dell’acciaio) in grado di imbrigliare qualunque terreno.Il Vetiver è conosciuto fin dall’antichità per le sue straordinarie proprietà che ne fanno una pianta ideale per il controllo dell’erosione e la regimentazione delle acque, oltre che fonte di reddito per l’agricoltore.

La tecnologia del Vetiver come barriera naturale è nota da decenni nei paesi asiatici soggetti a violenti acquazzoni, viene utilizzata in India, Malesia, Tailandia e in molti paesi africani dove ha dimostrato la sua validità e la convenienza economica.

A differenza dei sistemi di consolidamento realizzati con tecniche tradizionali (calcestruzzo armato,terrapieni ecc.) la tecnologia del Vetiver è una barriera vegetale, non infestante, naturale, viva e autoadattante.

In Europa tale tecnica era fino a poco tempo fa ignota, fino a quando la World Bank statunitense ha indicato nel Vetiver una delle tecniche più promettenti per fronteggiare a livello mondiale, il grave problema dell’erosione del suolo e il National Research Council statunitense ne ha confermato la validità a livello scientifico.

Da una serie di prove di trazione su campioni di radici condotte dal Vetiver Network negli USA e presso l’università di Milano è stato possibile constatare l’elevato valore di resistenza e la relazione che lega questa proprietà al diametro della radice. Altre caratteristiche fondamentali del Vetiver sono la grande intensità di radicazione e la profondità che l’apparato radicale riesce a raggiungere, il basso sovraccarico che apportano al pendio trattandosi di piante erbacee ed infine l’elevata adattabilità climatica ed alla reazione del terreno.

Oggi si è in grado di confermare come le piante del Vetiver, dall’elevata valenza biotecnica, possono essere utilizzate come elemento consolidante in pendii in terra soggetti a frane da scivolamento, lungo superfici piane o a piccola curvatura.

A differenza dei sistemi di consolidamento tradizionali, questa tecnologia altamente innovativa si presenta come una vera e propria barriera vegetale viva e autoadattante,non fondata sui materiali inerti convenzionali, ma basata sulle eccezionali caratteristiche di piante erbacee perenni.

Gli impianti di consolidamento con il Vetiver sono opere di ingegneria verde (il cemento verde) in cui le piante completano, integrano e migliorano le opere civili tradizionali, agendo in sinergia con le stesse.

La tecnologia dell’impianto consiste nella creazione di file, sistemate secondo le curve di livello del terreno. Maggiore è la pendenza, più ravvicinate e fitte saranno le file. La distanza tra le file varia in funzione della pendenza, della natura del terreno, nonché dalla tipologia di applicazione (erosione, difesa spondale ecc).

Le piante sistemate in dense file formano una fitta siepe che agisce come un efficace filtro per intrappolare sedimenti di scorrimento generando una diffusione del carico meteorico.

La nuova generazione viene originata dalla corona, porzione legnosa sotterranea che, rimanendo fuori dalla portata degli elementi, rende la pianta resistente agli incendi,alle gelate,al calpestio , al pascolamento.

Dai nodi si sviluppano facilmente nuove radici. Quando l’accumulo di sedimenti trascinati dalle acque lungo le siepi ricopre parzialmente o totalmente le piante, queste sono in grado di riemergere in breve tempo, colonizzando il nuovo livello e formando in questo modo terrazzamenti spontanei.

Molteplici sono le strutture interessate tale tecnologia: consolidamento di argini franosi di dighe, di scarpate autostradali e ferroviarie, protezione di argini di torrenti e fiumi, ripristino di miniere esauste, cave, massicciate, pendii, recupero e risanamento di zone degradate.

La tecnologia del Vetiver costituisce un esempio di ingegneria naturale, a bassissimo costo, con necessità di manutenzione praticamente nulla e in linea con le moderne tendenze di minimo impatto ambientale anche per opere di controllo del territorio.