Le radici del Vetiver penetrano profondamente, mentre la parte aerea della pianta cresce formando una siepe fitta alta fino a 2 metri che funge anche da barriera filtrante, trattiene la terra bloccando anche sassi di notevoli dimensioni e rallenta la velocità dell’acqua piovana che permea nel terreno arricchendo le falde.Una siepe di Vetiver posta ad arco
a valle di un albero blocca il terreno che viene da monte, mantiene l’humus e forma un terrazzo in piano consolidando le radici.Resiste in terreni acidi e basici con ph tra 4 e 12 ed è addirittura, in grado di insinuarsi in anfratti rocciosi senza creare instabilità.

 


Ogni pianta assorbe 3 kg di anidride carbonica facendo da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco per la riduzione dei gas serra.

 

 Il Vetiver trasforma una discarica in un giardino, dopo i primi mesi scompaiono i cattivi odori, resiste a temperature da -14 a +55 gradi, favorisce la moltiplicazione della flora batterica per la decomposizione delle sostanze organiche, bonifica da pesticidi, diossina, metalli pesanti.
La capacità delle piante di vetiver di estrarre inquinanti è stata estensivamente messa alla prova negli ultimi trenta anni in tutto il mondo, le applicazioni più comuni sono ai reflui domestici, reflui industriali, scarti minerari, percolato da discariche.

 

Il Vetiver vive sia sulla terra che sull’acqua, è una C4 per cui ha una eccezionale capacità fotosintetica per la bonifica di terreni ed acqua dalla maggior parte di inquinan
ti. La pianta del Vetiver può essere utilizzata per la decontaminazione e rinaturalizzazione dei suoli fortemente inquinati come si evince dai risultati delle prove svolte dal Vetiver Network in Australia. Queste piante sono in grado di degradare, estrarre e immobilizzare i contaminanti presenti nei suoli e nelle acque e possono essere utilizzate per risanare siti contaminati tanto da metalli e radionuclidi quanto da composti organici pericolosi quali pesticidi, solventi ed idrocarburi policiclici aromatici.
Le piante hanno la capacità di resistere ed incorporare nella biomassa quantità straordinarie di Azoto, Fosforo, Potassio, Metalli Pesanti, Idrocarburi che sarebbero letali per ogni altra pianta.
Questa particolarità la rende adatta per la messa in sicurezza ed il progressivo disinquinamento di aree intensamente inquinate. La copertura vegetale permanente che si ottiene, riduce al minimo la volatilità degli inquinanti presenti sul terreno impedendo che questi penetrino nelle vie aeree di chi si trova in aree limitrofe e nella catena alimentare.


ECCO UN SOMMARIO DELLE TOLLERANZE:

  • Elevata tolleranza ad alti livelli di acidità, alcalinità (pH 3.0- 10,5), salinità, sodicità, magnesio.
  • Elevata tolleranza ad alti livelli di o Al, Mn, As, Cd, Cr, Ni, Pb, Hg, Se e Zn.
  • Tolleranza a livelli estremi di Azoto (10000Kg/ha/annum) e Fosforo (1000Kg/ha/annum).
  • Capacità di tollerare ed estrarre molecole quali EsaCloroCicloEsano (DDT) da terreni ed acque.
  • Elevati livelli di tolleranza ad erbicidi e pesticidi quali Diuron e Atrazina fino a concentrazioni di 2000mg/L.
  • Contemporaneo comportamento da Xerofita ed Idrofita (adattabilità alle condizioni di siccità estrema ed alla vita in palude) dovuto al particolare apparato radicale verticale e profondo, ricco di sclerenchima. Molto adatta a situazioni di allevamento Idroponico in vasche di trattamento (RZT) per scarichi fognari civili, industriali ed agricoli.
  • Allevata in lagune artificiali arriva a smaltire per evapotraspirazione fino a 279KL/ha/giorno circa 7,5 volte più delle comuni canne.
  • I dati relativi al contenuto di Azoto della biomassa di piante adulte indicano la capacità di estrazione ed eliminazione dei nitrati dagli strati più profondi del terreno.

Le siepi di Vetiver regimentano le acque, evitano lo straripamento di fiumi, torrenti, canali, laghi e proteggono le spiagge. In condizioni estreme, il Vetiver può rimanere completamente sommerso per oltre 6 mesi senza subire alcun danno.

Il Vetiver posto in zattere galleggianti all’interno di zone umide, bonifica aria, terra, acqua, ricrea l’habitat che consente la conservazione e lo sviluppo delle specie autoctone. La tecnologia dei Vetiver può infatti consentire di creare una staffetta ecologica con la flora autoctona locale di tipo erbaceo, arbustivo ed arboreo.

Il Vetiver è una pianta erbacea perenne di tipo C4, con alta efficienza di conversione dell’energia attraverso il meccanismo fotosintetico. Il potere calorifico della biomassa del Vetiver, superiore a quello del legno, varia da 15 a 18 MJ/kg, pari cioè a circa il 60% del potere calorifico del carbone e pari a circa il 45% del gasolio.


La capacità delle piante di vetiver di produrre grandi quantità di biomasse e la velocità con cui queste si rigenerano anche senza apporti idrici, è chiaramente esemplificata da queste tre fotografie:

La resa in termini di produttività varia in base alla temperatura, agli apporti idrici e di fertilizzazione ed al sesto di impianto, e va dalle 50 alle 100 tonnellate annuali di Biomasse.I test condotti negli anni (in asciutta e senza concimazioni) hanno dimostrato la validità di questa affermazione nel clima mediterraneo.La capacità energetica si attesta intorno ai 7000 BTU/Lbs oppure 16282 KJ/Kg che assomma alla metà circa, del potere calorifico del carbone.L’impianto intensivo può essere spinto fino a sistemare siepi distanti 50 cm con una densità sulla fila di 3.3-5 piante per metro lineare ottenendo così un totale compreso tra le 66,000 e le 100,000 piante per ettaro ottenendo rese comprese tra le 80 e le 120 tonnellate/ettaro di biomassa fresca per un totale lineare di 20Km equivalenti.
Per essiccare la biomassa, è sufficiente lasciarla a terra tre o quattro giorni, ma in un impianto intensivo non c’è lo spazio per operare in questo senso, la biomassa deve essere raccolta, contestualmente trinciata (falcia caricatrice) e trasferita su mezzi che la riportino in un sito adatto all’essiccazione.

La pianta del Vetiver è, perciò, un’alleata della natura, per il recupero e la salvaguardia dell’ambiente.